Tempi di costruzione dell'edificio
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I primi disegni della Chiesa, ad opera dell’architetto Mons. Enrico Villa, sono stati presentati alla Curia milanese “brevi manu” in data 12 luglio 1958. Egli stesso seguì di persona i lavori di costruzione avvenuti negli anni seguenti. Alla posa della prima pietra, avvenuta il 25 novembre 1960 ad opera del Cardinale Montini, già si intravedono i lavori iniziati per porre le fondamenta della Chiesa. L’inaugurazione, con la benedizione del Vescovo Ausiliare Mons. Schiavini, avvenne il 7 settembre 1963. Soltanto un anno dopo, e precisamente il 19 ottobre del 1964, il Cardinale Arcivescovo Giovanni Colombo intervenne per la consacrazione della nuova Chiesa, attorniato dai Vescovi ausiliari e da un folto gruppo di sacerdoti.
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Idee teologiche
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Tre pilastri si innalzano al centro, nel punto di incontro dei tre grandi vani, dominati da tre travi che sorreggono tutta la copertura. I tre pilastri centrali proseguono oltre la copertura a innalzare la Croce verso il cielo. La Croce domina così in alto, domina sul frontale e domina soprattutto all’interno. Come in un vero santuario del Crocefisso. Nello spazio triangolare, determinato dai tre pilastri, è stato costruito l’altare, attorno al quale tutti si raccolgono per dare gloria a Dio, Uno e Trino, in unione all’uomo Dio Crocifisso. La pianta stessa dell’edificio richiama il Cristo risorto, con le braccia slanciate verso l’alto. Il presbiterio, circondato da una balaustra, ha una pianta a forma di anfora. Può essere un richiamo a quanto Gesù dice alla Samaritana: “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete” (Gv 4,15). In Chiesa andiamo ad incontrare Cristo, fonte d’acqua viva.
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Elementi architettonici
LE TAVOLE DELLA LEGGE E IL SERPENTE
Poco visibili, all’ingresso della Chiesa, sono collocate, su un arco di cemento, due tavole in bronzo recanti i numeri romani da 1 a 10. Ci ricordano le tavole della legge che Dio ha consegnato a Mosè, con i dieci comandamenti.
In mezzo alle tavole è posto un altro segno che ricorda la storia del popolo ebraico, nell’Antico Testamento: un palo con un serpente di bronzo. Leggiamo nel libro dei Numeri: “Mosè fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (Num 21,9).
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IL TRITTICO
Il Vangelo, però, ci ricorda le parole di Gesù a Nicodemo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15). Ecco allora Gesù, il Figlio dell’Uomo, innalzato in Croce al centro dell’altare e della Chiesa, in grandezza naturale. Accanto a lui la Vergine, sua Madre, e l’apostolo prediletto, Giovanni l’Evangelista. Entrando in Chiesa e avanzando verso l’altare si è invitati a passare dall’Antica alla Nuova Alleanza, dall’alleanza proposta nella legge mosaica e dalla salvezza offerta dal serpente di rame, alla nuova ed eterna alleanza in Cristo e alla salvezza offertaci dal suo sangue versato sulla croce.
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LA TRINITA'
La luce, simbolo della vita divina, piove dall’alto del triangolo centrale, formato dai tre pilastri che partono dalle fondamenta e salgono fino a formare il campanile proteso verso il cielo. E’ il simbolo della Trinità che ivi viene raffigurata con vetrate colorate: la mano benedicente richiama il volto misericordioso del Padre, che accoglie e perdona; il pesce è l’immagine che i primi cristiani usavano per indicare Gesù Cristo (le lettere che compongono la parola ICQUS, pesce, in greco, sono le iniziali di “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”); la colomba è simbolo dello Spirito Santo, come ci propone il Vangelo: “Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui” (Mt 3,16).
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L'ALTARE
La base dell’altare è costituita da dodici pietre, chiazzate di rosso, con incisi i nomi delle dodici tribù di Israele e al centro, una pietra irregolare di porfido verde d’Egitto, ritrovata nei restauri della Basilica dei SS. Apostoli e S. Nazzaro, risalente al quarto secolo dopo Cristo. Il disegno geometrico scolpito su questa pietra è una sigla dell’architetto Villa, che ritroviamo anche sui disegni dell’opera. Sulla bianca mensa marmorea dell’altare sono scolpiti i nomi dei dodici apostoli, che formano il nuovo popolo di Dio, la comunità dei credenti in Cristo. Anche in questo caso si ripete il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento.
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IL TABERNACOLO
C’è un filo di collegamento tra l’antico e il nuovo: Gesù Cristo appartiene al popolo ebraico, lì ha la sua radice. Dice il profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11,1). Il Tabernacolo, pertanto, non è semplicemente adagiato sulla mensa, ma, attraverso un cono dorato proteso verso il basso, raggiunge le pietre con i nomi delle dodici tribù di Israele. Gesù Cristo, vivo e presente nell’Eucaristia riposta nel tabernacolo, è il “Figlio di Davide” (Mt 9,27), ma è anche il Risorto, “primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20). La forma del Tabernacolo richiama la cupola del Santo Sepolcro in Gerusalemme.
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