20146 Milano Largo Giambellino, 127

Home Storia della Parrocchia L'Architettura
L'architettura
E-mail Stampa PDF

Tempi di costruzione dell'edificio


I primi disegni della Chiesa, ad opera dell’architetto Mons. Enrico Villa, sono stati presentati alla Curia milanese “brevi manu” in data 12 luglio 1958. Egli stesso seguì di persona i lavori di costruzione avvenuti negli anni seguenti. Alla posa della prima pietra, avvenuta il 25 novembre 1960 ad opera del Cardinale Montini, già si intravedono i lavori iniziati per porre le fondamenta della Chiesa. L’inaugurazione, con la benedizione del Vescovo Ausiliare Mons. Schiavini, avvenne il 7 settembre 1963.
Soltanto un anno dopo, e precisamente il 19 ottobre del 1964, il Cardinale Arcivescovo Giovanni Colombo intervenne per la consacrazione della nuova Chiesa, attorniato dai Vescovi ausiliari e da un folto gruppo di sacerdoti.

Idee teologiche

Tre pilastri si innalzano al centro, nel punto di incontro dei tre grandi vani, dominati da tre travi che sorreggono tutta la copertura. I tre pilastri centrali proseguono oltre la copertura a innalzare la Croce verso il cielo. 
La Croce domina così in alto, domina sul frontale e domina soprattutto all’interno. Come in un vero santuario del Crocefisso. Nello spazio triangolare, determinato dai tre pilastri, è stato costruito l’altare, attorno al quale tutti si raccolgono per dare gloria a Dio, Uno e Trino, in unione all’uomo Dio Crocifisso.
La pianta stessa dell’edificio richiama il Cristo risorto, con le braccia slanciate verso l’alto. Il presbiterio, circondato da una balaustra, ha una pianta a forma di anfora. Può essere un richiamo a quanto Gesù dice alla Samaritana: “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete” (Gv 4,15). In Chiesa andiamo ad incontrare Cristo, fonte d’acqua viva.

Elementi architettonici

LE TAVOLE DELLA LEGGE E IL SERPENTE

Poco visibili, all’ingresso della Chiesa, sono collocate, su un arco di cemento, due tavole in bronzo recanti i numeri romani da 1 a 10. Ci ricordano le tavole della legge che Dio ha consegnato a Mosè, con i dieci comandamenti.
In mezzo alle tavole è posto un altro segno che ricorda la storia del popolo ebraico, nell’Antico Testamento: un palo con un serpente di bronzo. Leggiamo nel libro dei Numeri: “Mosè fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (Num 21,9).

IL TRITTICO

Il Vangelo, però, ci ricorda le parole di Gesù a Nicodemo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15). Ecco allora Gesù, il Figlio dell’Uomo, innalzato in Croce al centro dell’altare e della Chiesa, in grandezza naturale. Accanto a lui la Vergine, sua Madre, e l’apostolo prediletto, Giovanni l’Evangelista. 
Entrando in Chiesa e avanzando verso l’altare si è invitati a passare dall’Antica alla Nuova Alleanza, dall’alleanza proposta nella legge mosaica e dalla salvezza offerta dal serpente di rame, alla nuova ed eterna alleanza in Cristo e alla salvezza offertaci dal suo sangue versato sulla croce.

LA TRINITA'

La luce, simbolo della vita divina, piove dall’alto del triangolo centrale, formato dai tre pilastri che partono dalle fondamenta e salgono fino a formare il campanile proteso verso il cielo.
E’ il simbolo della Trinità che ivi viene raffigurata con vetrate colorate: la mano benedicente richiama il volto misericordioso del Padre, che accoglie e perdona; il pesce è l’immagine che i primi cristiani usavano per indicare Gesù Cristo (le lettere che compongono la parola ICQUS, pesce, in greco, sono le iniziali di “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”); la colomba è simbolo dello Spirito Santo, come ci propone il Vangelo: “Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui” (Mt 3,16).

L'ALTARE

La base dell’altare è costituita da dodici pietre, chiazzate di rosso, con incisi i nomi delle dodici tribù di Israele e al centro, una pietra irregolare di porfido verde d’Egitto, ritrovata nei restauri della Basilica dei SS. Apostoli e S. Nazzaro, risalente al quarto secolo dopo Cristo. Il disegno geometrico scolpito su questa pietra è una sigla dell’architetto Villa, che ritroviamo anche sui disegni dell’opera.
Sulla bianca mensa marmorea dell’altare sono scolpiti i nomi dei dodici apostoli, che formano il nuovo popolo di Dio, la comunità dei credenti in Cristo. Anche in questo caso si ripete il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento.

IL TABERNACOLO

C’è un filo di collegamento tra l’antico e il nuovo: Gesù Cristo appartiene al popolo ebraico, lì ha la sua radice. Dice il profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11,1). 
Il Tabernacolo, pertanto, non è semplicemente adagiato sulla mensa, ma, attraverso un cono dorato proteso verso il basso, raggiunge le pietre con i nomi delle dodici tribù di Israele. Gesù Cristo, vivo e presente nell’Eucaristia riposta nel tabernacolo, è il “Figlio di Davide” (Mt 9,27), ma è anche il Risorto, “primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20).
La forma del Tabernacolo richiama la cupola del Santo Sepolcro in Gerusalemme.

 


J!Analytics