Veglia di Natale 2011
Dio viene a visitarci
p. Paolo Turturro
Presentazione:
A-Mi chiamo Gesù. Tutti mi cercano. Scendo dalle stelle. C'è chi riempie il carrello dei supermercati per trovarmi. Troppo mi hanno commercializzato. Troppa merce sono divenuto. Sono divenuto merce di chiesa. Merce di stato. Corona d'oro sul capo dei re e degli imperatori. Sono divenuto croce dei palazzi di giustizia, laddove giustizia non c'è. Sono divenuto giocattolo. Sono divenuto robot. Sono divenuto grattacielo di luci e di stelle.
Sono divenuto meraviglia di film e di fiction. Sono divenuto un angolo di ogni casa, come presepe e come statuina muta e sterile da dire. Sono divenuto capanna di spreco e grotta di paure. Sono divenuto intimità di club di cultura e di poesie. Sono divenuto ciaramella di concerti. Sono divenuto stella filante, di plastica, spenta, senza energia dentro. Sono divenuto panettone per essere buoni, per essere morbidi, per essere piano, piano, buono, buono. Sono divenuto presepe di secoli, ma di cartapesta. Sono divenuto mangiatoia di tutti i letami del mondo. Vi prego, basta tutto questo. Basta con le ninne nanne che non addormentano neanche i piccoli. Basta le notti che non attendono le aurore del cielo. Basta i giorni senza la speranza d'amore. Vi prego, ascoltate ora ciò che vi dico. Smettete di attendere il nulla. Io non sono un dio passatempo. Non sono un dio acquieta coscienze. Io non sono una favola che più non commuove. Vengo in mezzo a voi, vengo nelle vostre case, vengo dentro i vostri cuori. Non vengo più da solo. Ecco vengo con la mia famiglia. Non vi porto nessun regalo, se non la mia stessa famiglia. Vengo con Maria, mia madre. Vengo con Giuseppe, mio padre. Ecco, io vengo.
Posso!
B-Benvenuto!
A-Io sono Giuseppe. A me Dio ha chiesto una cosa bellissima: diventare sposo di Maria e accompagnare Gesù nella sua crescita non solo di bambino.
A- Posso! Benvenuta! Io sono Maria. A me l'eterno ha chiesto di divenire madre di suo Figlio. Meditavo la parola dei profeti e ho affidato al sogno di Gabriele la risposta di Dio.
Posso!
B-Io sono Gesù! La nostra famiglia è di Nazareth. Mio padre è un falegname. Mia madre è casalinga. Vi prego, vengo nelle vostre case. Non scegliere un angolo della tua cameretta, dove fare un presepe. Non vogliamo stare a un angolo della tua casa. No, non c'è bisogno. La mia famiglia è qui con te, con la tua famiglia.
Ora conosciamoci un po'.
A- Io mi chiamo Giuseppe, come già mi sono presentato. Io pensavo al mio matrimonio, la casa, i figli...Desideravo una vita tranquilla, familiare come tutte le altre. Invece no. Chiamandomi ad essere il padre di Gesù, mi ha reso la vita straordinaria. Proprio quando tutto sembrava pronto per il matrimonio con Maria ho scoperto che era incinta. Stavo per mandarla via, anche se l'amavo. Anch'io ho affidato la risposta di Dio al sogno. Tu sai che i sogni di Dio sono realtà! Non sono i pensieri gli angeli. Un angelo di Dio mi ha detto:"Giuseppe fidati, il figlio che Maria aspetta è un dono di Dio". Ella ha concepito di spirito, non solo di carne. Ecco, questa è la nostra famiglia, No, non viene dal cielo soltanto. Non viene lontano dalla tua famiglia. Anche la tua, per quanto assurda, è una famiglia che Dio ha ideato, amato e creato. E ora vuole con noi visitarla.
B- Posso! Io, Maria, mi sono fidata di Dio. Ho accolto questo mio bimbo con ineffabile amore. L'ho protetto. L'ho educato. Mi sono preso cura di Lui. L'ho difeso. Da madre sono divenuta sua discepola e ora vengo a visitarti per amarti, per farti scoprire il mistero che Dio ha donato alla tua stessa famiglia. Ora dimmi di te! Anch'io ho voglia di conoscerti. Non avere paura ad aprire la tua porta, soprattutto quella del cuore. Apri la tua porta già siamo dinanzi alla tua casa. Svegliamo assieme l'aurora di Dio.
1- Favola.
A- Io sono un mercante di stoffe. Mi chiamo Pietro. Quanti mercanti nella vita. Mercanti di parole. Mercanti di finanza. Mercanti di droga. Mercanti di idee. Mercanti di incertezze. Mercanti di carte. Mercanti di chiese. Mercanti di donne. Mercanti di bambini. Il mio magazzino è pieno di stoffe d'oriente. Tra le tante stoffe mi è capitato tra le mani un pezzo antico. Una striscia di raso ricamato tutto d'oro. Ne vorrei parlarvi. Quella stoffa mi ha lacerato la vita. Una stoffa risalente alla culla di Betlemme. Questo è mio figlio Giacomo. Di stoffe non ne vuole sapere. Lui ha sempre sonno nel lavoro. Non gli viene sonno però, quando deve andare di notte con i suoi amici. Non gli viene sonno, quando gioca la sua squadra del cuore. Non gli viene sonno, quando deve uscire con la sua amica. Non gli viene sonno nelle notti di birra. Gli viene sonno soltanto, quando fa fatica ad alzarsi alla mattina. Quando deve lavorare, quando deve studiare. Tra noi due non c'è dialogo, ci sono solo stoffe da arrotolare. Accomodatevi, vi prego, mia moglie sta prendendo quella stoffe di cui vi ho parlato. Ecco, è tutta ricamata. Tutta d'oro. Tutta d'oriente. L'ho pagato un occhio della testa. Da quando questa stoffa è entrata nella nostra casa, abbiamo perso la pace. Non siamo più tranquilli. Ci capitano sciagure. Eppure, se è davvero la stoffa che tu hai coperto la culla di tuo figlio, perché tante disgrazie? Maria, tu senz'altro puoi assicurarci l'autenticità. E' la stoffa che hai messo sulla culla per tuo figlio Gesù?
B- No, Pietro! Non ho messo alcuna stoffa sulla culla di mio figlio, se non il mio caldo e povero scialle rustico di cotone. Nella fuga verso l'Egitto, non abbiamo avuto tempo per conservare nulla, se non la memoria degli angeli che annunciavano la nascita di nostro figlio, se non la presenza di pastori che numerosi nella notte ci visitavano, non solo per confortarci. Io vi dico che mio figlio è nato povero, nudo sulla paglia di una mangiatoia, povero come i figli dei poveri. Persino le stelle ci hanno meravigliato, non stavano a guardarci, ci hanno illuminato il sentiero della fuga verso l'Egitto. Tu, caro Pietro, hai visitato l'oriente, come mercante di stoffe, e certamente hai conosciuto i sentieri aspri della nostra terra, le fatiche estenuanti della nostra gente. Caro Pietro, il tesoro di una famiglia non sono le stoffe, ma i figli. Il tesoro di una famiglia non è il commercio. Il tesoro di un nazione non è dato dalla quantità di oro che si trova nelle casseforti e nei sotterranei delle banche ma dalla sua onestà. Tuo figlio non avrà sonno nel tuo amore, non avrà sonno nelle tue carezze. Non griderà "uffa!" nei tuoi consigli. Caro Pietro, non ho lasciato nessuna reliquia di mio figlio, né della culla, né dell'ultima cena, né del calvario, né della croce, ma solo il memoriale della sua vita incarnata in me, nel mio sposo Giuseppe e nei suoi amici che hanno annunciato fino agli estremi confini della terra la sua nascita, la sua vita e la sua risurrezione. Egli è qui con noi, non ha bisogno di reliquie per essere ricordato, per essere visto o per essere amato nelle nostre case.
2-Favola
A- Io sono una prostituta. Non potete entrare nella mia casa che non ho. E poi tutti mi usano. A me poi i soldi mi fanno schifo. Tutti mi usano e tutti mi disprezzano. Anzi nelle confessioni io resto per sempre una prostituta e il mio cliente un convertito a tempo. Perché dunque venire a visitarmi? Non posso cambiare mestiere, nessuno mi crederebbe. Non posso fuggire lontano, anche là, in un luogo lontano e sconosciuto, mi riconoscerebbero. Sono una prostituta, senza lavoro solo a Natale. In questa notte tutti diventano buoni. Solo per una notte. Non c'è per me una speranza di ripresa, la speranza di un giorno senza peccato, di un giorno di fede. Cosa è la fede? Cosa è la fiducia? In chi avere fiducia in questo silenzio di Natale? Eppure vorrei tanto conoscere Colui che all'adultera non hanno gettato nessuna pietra, a colei che si è sentita dire: "Donna, dove sono?" Vorrei conoscere davvero Colui che ha chiamato donna, una prostituta. Vorrei davvero vedere il volto di Colui che ha assicurato:" Dove sono? No, non i farisei, ma i peccati! Sono scomparsi davvero?". Come vorrei che scomparissero anche i miei.
B- Mi chiamo Gesù! Sono io Colui che ho abbracciato per terra la miseria e là, sulla sabbia dei peccati, sulla sabbia del tempo, mi sono seduto come misericordia. Sono qui solo per te. Non sei perduta di peccati. Non sei perduta di disperazione. Nessuno ti ama come me. La mia famiglia è la tua. Ora sei con noi. Sei mia sorella. Come ti chiami?"
B-" Nessuno mi ha chiamato per nome. Nessuno chiama per nome una prostituta".
A- "Buon Natale, Miriam, mia carissima sorella!".
3-Favola.
A- " La commedia è finita, gli applausi dureranno secoli, ed io li ascolterò dalla casa dell'eterno". E' il mio grido. Il grido di un sacerdote. Tu, Maria, puoi venire a casa mia? A visitare un sacerdote nella notte di Natale? Ti chiedo troppo? Tu che sei ogni giorno con me, non puoi fermarti anche nella notte delle favole. Io che spezzo ogni giorno l'eucaristia di tuo figlio, pretendo una tua visita in questa notte di Natale? Tu sai quanti preti sono lasciati soli in questa notte di Natale? Quanti preti senza altari. Quanti preti senza stole. Quanti preti senza un pastore accanto. Quanti preti emarginati come don Milani, come i martiri, come don Mazzolari, come don Tonino Bello. Quanti ahimè, senza famiglia. Essi che amano chiesa, come la loro amata famiglia. Essi che hanno come sposa, la chiesa. Ti prego, vieni, non tardare, non indugiare.
B- L'eucaristia è il tuo Natale. Siamo qui con te. Non ti abbiamo lasciato un attimo. Non ti possiamo lasciare solo. Non ci siamo mai allontanati da te. Tu sei la culla di mio figlio. Tu sei il Giordano del suo battesimo. Tu sei il Tabor della sua trasfigurazione. Tu sei il cenacolo del suo matrimonio d'amore. Tu sei il crisma dei suoi occhi. Tu sei la Parola che guida. Tu sei la spalla dove posare la sua stanchezza. Tu sei il letto del suo riposo. Tu sei le mani che spezzano l'amore. Tu sei il perdono che rinnova il cuore. Tu sei l'altare che consacra ogni amore. Tu sei la sorgente che irrora grazie. Tu sei la lampada che arde nelle tenebre. Tu sei la stella cometa che segna la salvezza. Tu sei il sentiero che porta alla luce. Tu sei la potenza del segno del suo amore.
4-Favola
A- Mi chiamo Giovanni e mia moglie è malata da dieci anni. Entrate. Siamo felici di accogliervi. So che non avete trovato posto. Solo una stalla vi ha ospitato per la nascita di vostro figlio. Entrate. Sarete stanchi per il lungo e faticoso viaggio. Entrate. La nostra casa è povera ma calda di calore. Vi presento Teresa, mia moglie. Marco e Benedetto sono i nostri figli. La nostra vita è un'offerta al Signore. La malattia di mia moglie non ci ha scoraggiati, né avviliti. E' dura la nostra giornata, tra lavoro e malattie. La notte del dolore non passa mai. Stenta sempre l'aurora della guarigione. Tuttavia nella nostra casa c'è tanta serenità, perché il nostro spirito non è malato di disperazione. La vera guarigione è quella del cuore. Il nostro cuore non è malato. E noi ci amiamo tanto da superare ogni sofferenza. Le nostre mani si accaldano a quelle dei nostri figli sostenendoci a vicenda. La nostra casa non è mai vuota. Tanti nostri amici vengono qui a pregare con noi. A volte quella tavola sembra un altare di preghiere, un altare di consacrazione. Siamo uniti nella sofferenza a donare solidarietà a tanti poveri che vengono, qui, a casa nostra a chiedere aiuto. Il nostro aiuto sono le nostre stesse lacrime che calde scendono sulle piaghe dei nostri poveri. Le nostre offerte sono le nostre mani che abbondanti di doni sollevano l'indigenza dei disperati. La nostra casa è un presepe vivente. La nostra casa è una piccola chiesa dove si consacra il pane dell'aiuto.
B- E' bello vedervi uniti! E' soave sentirti Giovanni! A bordo del cuore è piena la letizia. A bordo del cuore ogni cometa scende a illuminare. A bordo del cuore ogni povero si accasa di riposo. A bordo del cuore anche Dio, stanotte, gioisce tranquillo.
5-Favola.
A- Siamo giovani e abbiamo deciso di amare di più. Siamo giovani e abbiamo deciso di essere volontari dell'amore, volontari senza contributo spese. Siamo giovani e cantiamo da tempo la vostra venuta non solo nella nostra terra, o Gesù, Giuseppe e Maria. Siamo giovani della nuova creazione. Siamo giovani che abitano l'universo. Siamo giovani che hanno seminato l'amore nelle tenebre e nelle ferite di ogni adolescente. Siamo giovani e abbiamo deciso di essere famiglie nuove, famiglie senza paure. Famiglia con il cuore a bussola d'amore. Siamo giovani, come i vostri volti giovani di tenerezza. Tu, caro Giuseppe, sei lo sposo più giovane del mondo, perché hai sposato Maria, la più bella creatura dell'universo. Tu, Maria, sei la nostra stella. Sei il ricamo più splendido di ogni fanciulla. Tu sei la tenerezza che ogni giovane sposo cerca nella sua sposa. Tu sei l'affetto che ogni figlio desidera abbracciare nel percorso di ogni incertezza. Siamo giovani, la nostra casa è aperta come una chiesa che è sempre aperta all'amore e al perdono.
6-Favola
A- Entrate nella nostra capanna di Betlemme. Ecco i nostri tesori. Le famiglie del mondo si sono riuniti qui, da noi. Ecco i popoli dell'oriente: persiani, medi, ittiti ed egiziani. Ecco la comunione di tutti i popoli. Ecco i popoli che i magi cercavano: popoli del Giappone, della Cina, della Corea, del Vietnam. Ecco i popoli del petrolio: Iran, Iraq, Etiopia, Marocco, Tunisia. Ecco i popoli del sud: Perù, Maia, Messico, America latina. Ecco i popoli dell'Africa: Madagascar, Somalia, Angola, Costa d'Avorio, Benin, Togo, Eritrea. Ecco i popoli che professano ogni fede, ogni religione, ogni diritto, ogni vita, ogni natura, ogni cultura, ogni casa, ogni amore. Qui, è la casa di Betlemme, la casa del mondo, la casa di ogni popolo, la casa di ogni cielo. La casa di ogni firmamento. La casa di ogni speranza. La casa di Dio Bambino. E' la casa del cuore, dove Dio abita vivente e santo in ogni creatura dell'universo.
B- Ecco nasce un bimbo. Ecco nasce la speranza. Ecco germoglia la giustizia. Ecco nasce la tenerezza. Ecco nasce la certezza. Ecco si è svegliata l'aurora di Dio. Insieme abbiamo svegliato l'aurora. Stanotte non solo le stelle illuminano il santo, non solo le nubi piovano il giusto. Ogni mano, ogni volto, ogni sorriso, qui, in questa capanna del nostro silenzio fa nascere Dio. Alzate lo sguardo: Dio è nato in mezzo a Noi.
Paolo Turturro


