FELICE NEL CUORE
don Paolo Turturro
Tu dubiti che io non ti sono accanto. Tu dubiti che io non possa donarti un segno. Tu dubiti che il Signore non possa realizzare il meglio in te. Tu desideri la morte per chiudere il dolore, senza sapere che la morte ha paura. Intuire per te è sempre una provocazione. Io ti dico di più conversare con me è sempre una provocazione. Bisogna fare a Dio il sacrificio di essere felici. Questa è la tua soluzione. Bisogna farsi un’opinione migliore di Dio. E’ tempo di cambiare mentalità. Noi viviamo la quaresima in una maniera errata. E’ tempo di vivere la quaresima del Natale. Si, la quaresima del Natale. Un nascituro di quaranta gironi, come può essere chiamato? Un bimbo di quaranta giorni. Ecco la festa della presentazione del Signore all’umanità. Ecco la quaresima della piccolezza di Dio. C’è la quaresima del Natale: dopo quaranta gironi Gesù viene presentato al tempio da Giuseppe e Maria. C’è la quaresima della passione e morte di Cristo, che tutti noi conosciamo, come unica quaresima di morte e di lutto. C’è la quaresima della risurrezione, dopo quaranta giorni Gesù ascende al Padre, una vera gioia per noi e non più una tristezza di distacco, ma di vera e reale presenza di Gesù asceso al Padre e vivente in noi. La gioia non è una tristezza superata. La gioia non è uscire dal sepolcro: è non esserci mai stato. E’ ben altro: è la risurrezione, è la vita eterna dentro di noi. La gioia esplode nelle beatitudini. Siamo troppo abituati a leggere e a commentare le beatitudini senza mai viverle. E’ la gioia della povertà, come totale distacco dalle cose, dalle proprie sicurezze, dai propri affetti ed emozioni non solo spirituali. E’ la gioia del pianto. E’ la gioia dell’essere perseguitato. Io sono un felice disperato perché vivo le beatitudini. Il paradiso di Dio è il mio cuore, grida sant’Alfonso de Liguori. Un felice povero sbalordisce non solo i non credenti ma noi cristiani, eredi della gioia del risorto. Un felice disgraziato ammattisce chiunque. Un felice incompreso e perseguitato è la sorpresa dell’impossibile nell’umanità. Ecco la vostra misura di gioia piena, pigiata, traboccante. Ecco posso finalmente dirvi che sono un rappresentante del Regno di Dio. Realizzare l’impossibile è chiedere a Dio di manifestarsi. Non mi chiudo alla felicità che prima dopo esplode dentro di te, altrimenti rischio di chiudermi a Dio. Ho buttato fuori, nel campo del niente, la tristezza. Stava devastandomi, come certe ortiche selvatiche. Stava esattamente attaccandosi a me stesso. Al mio egoismo di credere che la gioia di Dio non c’è e che, in fin dei conti, Lui non ascolta la voce degli anawin. Dio è presente in me nella misura in cui do spazio alla sua gioia. Troppi cristiani amano la religione della croce. Troppi pregano o piangono solo dinanzi alla croce. Io sto cominciando a pregare dinanzi e con il mio amico risorto. Prego nella gioia dell’aurora. Prego nella gioia del nuovo giorno. Prego nella gioia dei canti degli uccelli. Prego nella gioia di amare chi ti fa del male. Prego nella gioia dell’ora et labora. Prego nella gioia di incontrarci nella celebrazione del risorto in noi. Non faccio la guardia a un sepolcro vuoto. Non attesto nella mia vita l’assenza di Dio. Io sento ogni giorno che l’amicizia tra Gesù e la mia povera vita si arricchisce di gioia intima. Non mi è capitato tra le mani una reliquia di Gesù Cristo. Il risorto è qui, è in me, è in te. Non abbisogna di reliquie per mostrarsi e per esistere. Io attesto la presenza reale di Dio che mi infonde la gioia, provandomi con il fuoco. Non lo cerco più secondo la carne. Egli mi si manifesta molto meglio ora che è presso il Padre. Nessun apostolo ha rimpianto la presenza di Cristo nella carne. Nell’amore vivo la quaresima del Natale, la quaresima della piccolezza di Dio. Sento strattoni di capelli nelle mie notti oscure, qualora cado appena nella mia tristezza. Non sono Giobbe e non fuggo alla presenza di Dio come Giona. Non credo all’assenza di Dio. Non sono mai solo. Non mi privo della presenza di Dio. Il paradiso di Dio è il cuore dell’uomo. Noi siamo la sua vita. Noi siamo il suo respiro. Non può stare senza di noi, senza di te. Dio che ha creato te senza di te, non può amarti e convertirti senza di te.
Riflessioni

